NBA Magazine Italia ® | Il grande spettacolo dell'NBA

NBA News

Bentornato, Kevin

“Piccolo Kety, non vogliono che tu vinca

vogliono vederti al Sert o in gattabuia,

ma hai detto prendi una decisione,

non spegneranno la tua ambizione”

Piccolo Kety, Ketama126

Cos’è stata gara 1 delle Finals 2017? Il riassunto di tutto ciò che Durant voleva una volta arrivato nella Baia: divertirsi giocando a basket e tornare alle Finals. Con stile.

Pedal to the metal

La primissima impressione che hanno dato queste Finals è una: si correrà. E anche tanto. Per correre, però, bisogna anche saper dosare le forze, e Cleveland non sembra capace di poterlo fare. Golden State ha impresso alla partita un ritmo frenetico con dei mini-break che hanno spezzato la partita – non solo per merito loro, anche la pessima difesa di Cleveland ci ha messo il suo. La differenza tra le due squadre sta comunque nel fatto che Curry&Soci riescono a gestire la velocità. Quando è necessario e ce n’è la possibilità, si spinge al massimo. Poi si può rifiatare. La differenza netta si vede quando i Warriors giocano con i giocatori in uscita dalla panchina.

Cleveland invece sembra lasciarsi trasportare, quando preme sull’acceleratore. In che senso? Se può correre lo fa, col problema che il gioco in velocità non è il proprio forte. L’attacco dei Cavs si basa soprattutto su taglio-e-scarico, a cui riesce ad abbinare una buona circolazione di palla. Tutto ciò comunque richiede che il gioco venga quantomeno impostato, cosa infattibile in un gioco di transizione. La squadra di LeBron può dire la sua in queste Finals, nonostante la prima partita non ne abbia dato l’impressione. Fondamentale sarà riuscire a far prevalere il proprio gioco su quello dei Warriors. Poche, se non addirittura nessuna squadra possono permettersi di correre con loro, e sperare anche di vincere.

Turnoverssss

Golden State ha vinto la sua battaglia anche con una difesa magistrale. Simbolo di questo ne è la partita di Klay Thompson: luna storta al tiro, ma una difesa da manuale. E questo ha portato a tante palle perse da parte dei Cavaliers. Che Golden State sapesse difendere era risaputo, ma sembra aver aumentato decisamente i giri, specialmente dal punto di vista degli scontri uno-vs-uno.

L’intensità di Golden State si è sentita durante tutta la partita

La difesa di Cleveland invece ha fatto acqua davvero da tutte le parti. Più e più volte la squadra è sembrata essersi dimenticata concetti basilari della pallacanestro come fermare il pallone durante il contropiede, o semplicemente tornare forte in difesa. La paura ossessiva di essere bombardati da 3 ha fatto più danni che altro, visto che Golden State li ha massacrati nel pitturato. La difesa dei Cavs è sempre stato il loro tallone d’Achille, anche se sembrava ci fossero segni di miglioramento. Irving probabilmente rimarrà sempre un pessimo difensore, mentre Love sembra aver raggiunto livelli quantomeno rispettabili. Il problema arriva quando a) la difesa non riesce a schierarsi per i continui contropiedi, b) sembra essersi persa ogni conoscenza del gioco della pallacanestro.

Panchinari

Altra battaglia vinta da Golden State è stata quella della panchina. Guardando i numeri crudi, Golden State ne ha prodotti di più – 24 contro i 21 di Cleveland. E il divario diventa ancora più grande, se si considera che ben 7 dei punti usciti dalla panchina dei Cavs sono stati prodotti da Dahntay Jones in pieno garbage time. La sensazione – almeno quella personale, è stata che le seconde file di Cleveland fossero una sfilza di Javale McGee. In che senso? Nel senso che questi sono giocatori da usare con il contagocce, per specifiche situazioni. L’unico a salvarsi forse è Jefferson, ma forse neanche troppo. Deron Williams sembra definitivamente sulla via del tramonto, con la speranza che si smentisca. Shumpert da una mano in difesa, ma in attacco dire che fatica è quasi un eufemismo. Korver, infine, sembra essere fuori ritmo da un po’. Già dalle finali di Conference pare aver perso lo smalto.

La panchina di Cleveland dovrà necessariamente fare meglio

La panchina di Golden State ha fatto invece la sua porca figura. Iguodala che fa il suo, Livingstone che fa il suo, e persino McGee che forse avrebbe meritato più dei 5 minuti giocati. Personalmente, mi è sembrato che si giocatori della panchina di Cleveland fosse chiesto di fare un po’ di tutto: Deron Williams deve dettare il tempo e segnare, stesso discorso per Shumpert. I ruoli sono troppo ibridi per giocatori che forse non hanno tutto ciò nelle corde – o non lo hanno più nelle corde. I panchinari dei Warriors invece hanno un compito preciso e lo svolgono. Ma può essere anche solo una sensazione personale.

Dellavedova factor

Una cosa che mi è venuta in mente, guardando la partita, è stata una: ai Cavs manca proprio un Dellavedova. Manca quel giocatore che entra e deve fare il suo, da cui non ci aspetta troppo. Ma quando questi fa bene, o supera decisamente le proprie aspettative, da’ una scarica di energia incredibile alla squadra. Cleveland, quest’anno, non ha un giocatore del genere. Al massimo potrebbe essere Kay Felder, ma stanotte ha guardato la partita da spettatore non pagante.

Golden State, dal canto suo, ha addirittura due di questi giocatori: Pachulia e il già citato McGee. Specialmente quando segnano (e non accade troppo spesso) è percepibile una scarica di energia che attraversa tutta la squadra. Forse è semplicemente il pensiero che se persino questi due riescono a giocare bene, allora è necessario che chi ha del vero talento debba fare meglio. Ovviamente tutto questo non vuol dire niente, solo un’idea personale.

Una cosa però rimane certa su queste Finals: faranno capire se Tyronne Lue è un vero allenatore, o solo un pupazzo messo in panchina per placare gli animi. Se le cose cambieranno visibilmente nella prossima partita, forse si avrà un indizio a riguardo.

Clicca per commentare

Qual è il tuo parere?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

To Top