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Dilemma Portland

Nell’estate del 2015, dopo essere stato abbandonato dalla sua squadra, Damian Lillard ha deciso di eleggersi a paladino di Portland. Sostituiti Aldridge, Batum, Lopez e Matthews con 120 milioni di dollari, la stagione dei Trail Blazers è finita ben oltre le aspettative. Il passaggio del turno contro i Clippers infatti era tutto, fuorché scontato. La classe operaia però è tornata dal paradiso, è l’ultima stagione è stato un brusco risveglio, seppur mitigato dai playoff.

La realtà dei fatti

Portland è tutto fuorché una contender. E con una squadra che ha in Lillard, 27 anni a luglio, il suo veterano forse è giusto anche così. Sta di fatto che i Trail Blazers hanno il libro paga più alto della Lega, dietro solo Cleveland. 119 milioni spesi sono tanti per non arrivare nemmeno al secondo turno. Questo purtroppo è la conseguenza di un mercato non molto oculato nelle proprie scelte. Pagati Turner e Leonard quasi come due superstar (70 mil/4 anni; 41 mil/4 anni), l’unico contratto spropositato giustificabile è quello di Allen Crabbe. Dopo che Brooklyn gli ha offerto 70 milioni in 4 anni, i Blazers hanno giustamente pensato che era meglio non perdere l’unica guardia a roster capace di segnare senza dominare necessariamente il pallone. E’ poi arrivato il rinnovo ultracentenario per McCollum. Questo però era necessario:  gli scorer da 20+ punti non crescono sugli alberi. Ciliegina sulla torta gli oltre 40 milioni per Moe Harkless.

Sei alto 2.16 metri e prendi solo 3 rimbalzi a partita? a cosa servi, Meyers?

La dirigenza di Portland forse ha speso troppo per accontentare anche la propria stella. Lillard infatti ha ribadito più volte come fosse necessaria la forza del gruppo. Col volere però fare felice la propria stella ad ogni costo il rischio è di gettare gli anni migliori delle proprie stelle a causa del portafoglio troppo largo verso i giocatori sbagliati.

Uno è poco, due sono troppi

Arriviamo quindi alla questione centrale. Portland potrebbe trovarsi nella pessima situazione di dover scambiare una delle sue stelle per far respirare il proprio tetto salariale e avere spazio di manovra. Ma chi scegliere tra Lillard e McCollum? La scelta sembra ricadere, in questa estrema ratio, sul prodotto di LeHigh. CJ ha chiuso la sua migliore la stagione quest’anno, con 23 ppg, e iniziando anche a mostrare capacità come pointguard, ma solo per brevissimi periodi. Il problema, cosa che affligge anche Lillard, è la difesa. Damian, rispetto a lui però a livello statistico è molto più avanti: con 27 punti, 5.9 assist e 4.9 rimbalzi ha avuto una stagione (quasi) miglior del Derrick Rose formato MVP del 2011. I numeri però li condannano, con la 24a difesa del campionato.

Il punto debole di Portland è quindi la difesa, che specialmente nel backcourt fa acqua da tutte le parti. Non è un caso che con l’arrivo di Nurkic la squadra sia diventata più compatta, avendo lui un atteggiamento e soprattutto una educazione diversa in fase difensiva.

Bosnian Messiah

A salvare Portland da sé stessa ci ha pensato un gigante bosniaco da Denver. Arrivato a febbraio, Nurkic ha cambiato il volto difensivo della squadra, ancorando il pitturato e mostrando una attitudine difensiva mai vista in Colorado. Il trasferimento in Oregon gli ha poi fatto molto bene, dato che da quando è arrivato nella Rose City ha viaggiato ad una doppia doppia di media.

Dall’arrivo a Portland, Nurkic produce 15.2 punti e 10.4 rimbalzi di media

Ad oggi sembra un tassello imprescindibile nello scacchiere di Portland, e la sua permanenza è necessaria. Fortuna vuole che il suo contratto da rookie duri altri due anni. Quindi non ci si dovrà preoccupare del rinnovo per diverso tempo.

Tesoro

Portland, nonostante tutto, ha una grande fortuna. Quest’anno ha la bellezza di 3 scelte al primo giro del draft. Per quanto l’annata del 2017 non abbia moltissimo hype intorno a sé, si può fare bene. Le possibilità sono diverse. La prima, quella più logica, vede Portland usare tutte e tre le pick, rischiare per qualche giocatore con tanto potenziale inespresso (vedi: Harry Giles di Duke) e sperare di pescare una superstar da affiancare a chi si ha già in casa. Un’altra opzione è forse quella più utile alla situazione della squadra. Nessuno vorrà i contratti di Turner, Leonard o Harkless. Aggiungendoci qualche pick si potrà indorare al pillola magari abbastanza da liberarsi di uno o due contratti.

Cosa deve fare Portland? Sicuramente non ha la fretta di squadre come Toronto o i Clippers, essendo in una sorta di semi-ricostruzione. Ha però la grande fortuna di avere due stelle, lusso che hanno davvero poche squadre. Specialmente chi deve ripartire. Con le giuste mosse i Trail Blazers possono tornare a dire la loro, e allontanare tutte quelle squadre come Phoenix, Minnesota e Denver, in agguato e pronte a rubarle il posto ai playoff.

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