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Dio è morto sull’altra sponda di Los Angeles

I playoff dei Los Angeles Clippers hanno seguito un copione tristemente noto. Una delle stelle che si infortuna, un’uscita anticipata dalla post season. Il problema è che non c’è più tempo per riprovare. Perché appena si apriranno le porte della free agency Redick, Paul e Griffin (insieme a Mbah a Moute e Speights) saranno senza contratto. Ad essere precisi, CP3 e Blake hanno una Player Option, ma è molto probabile non la esercitino.

Uccidere i mulini a vento

Lob City forse è arrivata al termine. L’ennesima uscita anticipata potrebbe infatti portare ad un esodo di massa e una rifondazione necessaria. Ma di chi è la colpa? Non è facile dirlo. Una bella mano ce l’ha messa la sfortuna. Griffin e Paul sono stati probabilmente maledetti da qualcuno. Ma forse anche coach Rivers ha le sue colpe. Molti assumono che sia un eccellente allenatore dato che ha vinto un titolo a Boston, ma la sua fama probabilmente sta andando scemando ultimamente. Basta essere realisti: il roster di questi Clippers se la gioca (quasi) alla pari con quello di Boston nel 2008. Forse Rivers Sr. non ha saputo sfruttare al meglio le sue risorse. O non ne è stato capace (?).

Subito problemi

Ovviamente tutta l’attenzione sarà rivolta a Paul e Griffin. Ciò potrebbe aprire le porte alla fuga di un altro giocatore chiave dei Clippers degli ultimi anni, J.J. Redick. Il prodotto di Duke si trova in una situazione particolare: a Los Angeles (oltre a diventare un sosia del frontman dei Maroon 5 Adam Levine) è rinato. In 4 stagioni ha realizzato 15.8 ppg tirando con il 44% da 3, difendendo decentemente. Se contestualizzati, questi numeri diventano ancora più grandi.

Il suo gioco, oltretutto, è di quelli che “invecchiano bene”. Un tiratore fa sempre comodo, e non è un caso che diverse squadre abbiano cercato Ray Allen nonostante si fosse ritirato da più di un anno. Con Paul e BG che probabilmente costeranno 30 milioni annuali a capoccia, JJ sembra il favorito ad andarsene, visto che tenere anche lui con i prezzi correnti significa immergersi a fondo nella luxury tax. Si vociferano già possibili destinazioni, ma tutto starà a lui se decidere di prendere più soldi possibili o provare a inseguire un anello. Sicuramente squadre giovani e in rampa di lancio come Milwaukee o Philadelphia sarebbero pronte a svenarsi per un veterano del genere.

Tutto rotto

Un’altra bella gatta da pelare è Blake Griffin. Il lungo da Oklahoma sembra essere diventato una infermeria ambulante. Ciò gli impedisce di firmare al massimo salariale? Assolutamente no. Il problema è averlo al massimo delle forze. Perché l’ultima volta che è accaduto, era un candidato MVP, e comunque non sembra essersi dimenticato come si gioca. E’ ovvio che però, con tutti gli infortuni degli ultimi tempi, non molti si sentono pronti a scommettere troppi soldi su Griffin. Los Angeles, dal canto suo, potrebbe offrirgli una montagna di soldi. Griffin però deve capire cosa vuole: se diventare un altro Melo, o cercare fortuna altrove. Denver ha provato ad acchiapparlo negli ultimi tempi, sicuramente è sul taccuino di Boston, Oklahoma City sarebbe disposta a fare qualche sacrificio per il ragazzo di casa. L’unica che può offrirgli danari e competizione sembra Boston. Inoltre i ragazzi di Stevens sembrano giocare meglio con Horford da centro, ma queste sono solo speculazioni.

Maledetto

CP3 è ammalato. Superare il secondo turno è qualcosa di impossibile per lui. O è la sfiga, o è il corpo che non regge lo sforzo. Paul si trova all’ultimo bivio (e grosso contratto) della carriera. Che fare? Los Angeles è casa sua, ha creato una specie di legacy dietro di sè, Ballmer è pronto a offrirgli 200 milioni in 6 anni, innalzandolo a designated player. Scelta difficile. Paul è ormai dal lato sbagliato dei 30, ha subito una vagonata di infortuni e sembra destinato a diventare lo Stockton di Los Angeles, con la differenza che l’altro un paio di cose in più le ha fatte. Los Angeles, inoltre, rinnovando lui e Griffin non avrebbe troppo spazio di manovra. Si rischia di mantenere intatto il nucleo, e avere una panchina pessima. Comunque, sembra che lui abbia un accordo verbale con la dirigenza per accettare quei 200 milioni. In quel caso, parafrasando De Andrè nella “Canzone del Padre”, i suoi alibi prenderanno fuoco.

Salvaci tu, Austin

Il destino dei Clippers è tutt’altro che segnato, ma l’estate si presenta torrida. Molte saranno le decisioni da fare, che plasmeranno pesantemente il futuro della franchigia, e magari anche della Lega. Personalmente, vorrei vedere i Clippers sgretolarsi. Redick, Griffin, Paul (e in questo caso probabilmente un movimento anche da parte di Jordan) a piede libero modificherebbero profondamente il paesaggio dell’Nba. Ma queste sono solo fantasie. Tra qualche mese sapremo come andrà a finire.

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