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D-day

Arrivati a maggio, chi ha visto la propria squadra uscire dai playoff, o direttamente non andarci pensa ad una sola cosa: il draft. Il draft è quel meccanismo che contraddistingue gli sport americani da quelli europei, ed è anche uno dei suoi aspetti più affascinanti. Il parole povere, è il sistema che permette alle squadre di “ricaricare”, e che impedisce almeno teoricamente che le squadre forti continuino ad esserlo.

Ultimamente però la parola “draft” e i suoi derivati vengono usati un po’ a sproposito, però non per i prospetti collegiali. Quando un ragazzo è al college, è assodato che possa essere selezionato o meno una volta finita la stagione. Lo sproloquio, se vogliamo dire, della parola “draftato” riguarda più che altro i prospetti europei. Ultimo caso quello di Doncic. Il talentino del Real Madrid è semplicemente il Messia del basket europeo. Molti lo vorrebbero subito in Nba, e magari lo vorrebbe anche lui. Il problema è che non si può, almeno per ora. Avendo appena compiuto 18 anni, gli è impedito di dichiararsi al momento. State tranquilli, comunque: non dovrete aspettare troppo per vederlo in America.

Draft History

Dopo aver detto in parole povere cos’è il draft, una piccola lezione di storia. Questo processo nasce in concomitanza con la prima grande lega professionista americana, la Basketball Association of America, nel 1947. Anche questa lega si avvale del draft. L’ordine di selezione per le squadre parte da quella col record peggiore fino alla migliore. La BAA però non riesce ad attirare il pubblico desiderato, nonostante sia la prima Lega di basket americana a giocare in grandi città come New York. Dall’estate del 1949 si decide così di cambiare metodologia per il draft. Il draft diventa territoriale.

Chamberlain è stata l’unica delle territorial pick a vincere il Rookie Of the Year. Quello stesso anno ha anche vinto l’MVP, con medie di 37.6 ppg e 27 rpg

Il territorial draft è particolare e completamente diverso da quello attuale. Il principio base di questa tipologia di draft vede i giocatori selezionati in base al luogo di provenienza. Un esempio per capire meglio: una delle più famose territorial pick della storia è stata Wilt Chamberlain. Il leggendario centro da Kansas infatti entrò nella Lega selezionato dai Philadelphia Warriors, essendo lui stesso di Philadelphia. In base al territorio di appartenenza del giocatore, la squadra aveva diritto a chiamarlo. Altro esempio è Oscar Robertson, di Cincinnati, selezionato dai Cincinnati Royals. E così via. La mossa aveva come obiettivo quello di avvicinare il pubblico al basket, facendo sì che ogni squadra avesse il proprio beniamino locale tra le proprie fila. Un po’ come se ogni squadra ora avesse la sua versione locale di LeBron.

Questa pratica viene poi abbandonata nel 1966, con un ulteriore cambiamento nel metodo di selezione. Accantonate le territorial pick, si opta per un sistema che seleziona tutti i prospetti disponibili. Conseguenza di ciò è l’infinità di questi draft, che arriveranno a 21 giri. Nel ’74 si decide per un massimo di 10 round di selezione. Infine nel 1989 le regole sono state modificate, rendendo il draft ciò che è oggi: due round, 60 selezioni totali. Il motivo di questa scelta è dato dal fatto che quando un giocatore veniva selezionato, poteva entrare nella Lega solo attraverso la squadra che ne deteneva i diritti. Con il taglio dei round, si è optato, per chi non venisse draftato, di poter giocare per qualunque squadra desiderasse offrirgli una possibilità.

Le regole del gioco

Dopo questa lezione di storia, passiamo ai fatti. Come si partecipa al draft? Innanzitutto i partecipanti al draft si dividono in due categorie: early-entrants, e tutti gli altri. I primi sono coloro che hanno dai 19 ai 22 anni per i prospetti internazionali, o che non hanno ancora completato il percorso al college. Chi invece lo ha completato, oppure è un giocatore d’oltremare con 23 anni, è dichiarato eleggibile automaticamente. Dichiararsi prima di queste soglie significava rinunciare, per i ragazzi americani, agli anni di college rimanenti. Questo almeno fino al 2016, quando è stata introdotta la possibilità di dichiararsi senza un agente, e poter testare le acque contro gli altri prospetti alla combine Nba. In questo modo un giocatore può decidere anche di partecipare alla combine, e poi ritirare il proprio nome dal draft, a patto che non abbia firmato un agente, rimanendo così un giocatore “amatoriale”.

Marquese Chriss, ala dei Suns, è passato da prospetto top-20 ad essere selezionato con l’8a assoluta grazie ad una ottima combine

La combine Nba è uno dei momenti più importanti nel processo che precede il draft. E’ un evento che si tiene a Chicago, solo per coloro che si sono dichiarati eleggibili (o lo sono automaticamente), ed è solo su invito. In due giorni, una sessantina di ragazzi sono sottoposti a test di varia natura: velocità, salto da fermo, salto in corsa, e misurazioni delle dimensioni del corpo. Seguono poi dei 5vs5, in cui mostrare le proprie abilità in campo, sotto gli occhi degli scout. Inoltre, i dirigenti spesso e volentieri intervistano i prospetti a cui sono interessati.

Pratica comune dei prospetti destinati ad essere selezionati nella top-10 è quella di saltare la Combine. Addirittura Kevin Durant ha appoggiato questa scelta, di recente. Il motivo è semplice di questo: questi ragazzi hanno tutto da perdere, e oltretutto c’è il rischio di infortunarsi.

Soldi soldi soldi

La combine è fondamentale, perché può determinare il destino dei ragazzi rimasti nel pool del draft, decidendo chi andrà al primo giro e chi al secondo. Ma cosa cambia tra una selezione al primo giro e una al secondo? La differenza è enorme. Chi viene selezionato al primo giro infatti firma un contratto garantito con la squadra che lo ha selezionato, con i primi due anni assicurati, mentre il terzo e quarto sono opzionali, con la scelta che può essere esercitata dalla dirigenza. Chi invece è selezionato al secondo round, firma un contratto non garantito, che non assicura al giocatore selezionato un posto in squadra. A differenza dei contratti delle scelte al primo giro, i cui stipendi sono scelti a priori, quelli delle scelte al secondo giro sono invece più flessibili e contrattabili dai giocatori.

Giocolieri

Altro momento cardine del processo del Draft è la lotteria per selezionare l’ordine di chiamata al draft. Anche questo processo ha subito modifiche, ma solo a livello statistico. La sostanza è rimasta la stessa, con l’introduzione dell’estrazione delle palline per vedere quale squadra riceverà quale scelta. Inizialmente infatti la prima scelta andava alla squadra col peggior record, e così via. L’estrazione è la spettacolarizzazione di questa parte del processo. Ovviamente peggiore è il record, maggiori sono le possibilità di selezionare con una scelta alta.

Come ogni estrazione che si rispetti, ci si è chiesti fin da subito se il processo potesse essere truccato. In teoria no, dato che l’evento è presieduto da elementi del gruppo Ernst&Young, uno dei maggiori network contabili del mondo. Spesso però sono sorti dubbi. Nel 1985, primo anno in cui si è stata usata la lotteria, New York ha ricevuto la prima scelta assoluta, usata poi per selezionare Ewing. Molti si sono chiesti se ciò non fosse stato un caso, visto che New York era un mercato troppo ricco per l’Nba per rimanere senza una vera stella. Con l’avvento del digitale, quei dubbi sopiti si sono risvegliati.

I vincitori della lottery Nba negli anni

Nel 2016, Mutombo si è congratulato via Twitter con i 76ers, sua ex-squadra, per aver ottenuto la prima scelta assoluta. Il problema è stato che la lotteria si sarebbe tenuta diverse ore dopo l’invio del tweet. Inoltre, il 4 maggio 2017 Magic Johnson, manager esecutivo dei Lakers, ha assicurato che Los Angeles avrà una scelta top-3 per l’anno 2017, settimane prima della lotteria. Forse i complottisti hanno forse ragione?

Protetti e non assicurati

Ogni tanto, si sente parlare di top-8 protected pick, ovvero scelta top-8 protetta. Ma cosa vuol dire? Molto semplice. Questa nomea riguarda quelle pick che vengono scambiate. Considerano una scelta protected top-X (con X  numero generico), la scelta è della squadra che ha scambiato la pick finché questa è estratta sopra la X. Altrimenti è della squadra ricevente. Fare un esempio renderà tutto più semplice. I Lakers nel 2017 hanno una scelta top-3 protected. Ciò significa che se questa scelta viene convertita nella 1a o nella 2a scelta assoluta, rimarrà in casa Lakers. Se invece la scelta viene convertita come 3a assoluta, 4a, ecc… finirà ai Philadelphia 76ers per gli accordi di uno scambio precedente. A parole sembra complicato, in realtà è molto più semplice.

Buchi neri e scuole superiori

Molti dei beniamini dell’ultimo ventennio sono giocatori che non hanno giocato nemmeno un minuto di college basket. Negli ultimi anni però non sono stati selezionati giocatori provenienti direttamente dalle superiori, ovvero dopo aver giocato i 4 anni canonici. Come è possibile? Nel 2005, dopo l’invasione di ragazzi dalle superiori nel draft, che ha visto per ben due anni di fila andare la prima selezione assoluta a dei 18enni (LeBron nel 2003, Howard nel 2004), si è deciso di impedire che chiunque non avesse compiuto 19 anni, o non avesse passato almeno un anno solare fuori dalle high school non avrebbe potuto dichiararsi eleggibile. Per farla semplice, bisognava aver giocato almeno un anno al college, o quantomeno aver compiuto 19 anni. Leggendo tra le righe, la scelta di questa mossa è semplice: si voleva evitare che il college basket venisse privato dei suoi migliori talenti in entrata. Così, l’ultimo giocatore ad essere scelto dopo solo 4 anni di high school è stato Amir Johnson, nel 2005 con la 56a scelta assoluta.

Nel 2017, nonostante abbia solo 30 anni, Amir Johnson ha completato la sua 12a stagione in Nba

In anni recenti si è però scoperto una falla nel sistema. Per quanto le regole dicano sia necessario avere 19 anni per dichiararsi, queste non specificano che l’anno di attesa tra la fine delle superiori e il draft debba essere speso necessariamente al college. Primo a sfruttare questo buco è stato Brandon Jennings. Firmato un contratto di sponsoriazzazione con Under Armor, Brandon ha passato la stagione 2008-2009 con la Lottomatica Roma. I risultati sul campo non sono stati eccezionali. Lui comunque si è fatto bei dollaroni mentre i suoi colleghi dovevano andare a lezione. Lo stesso ha fatto Emmanuel Mudiay, optando invece di andare in Cina, e proprio di recente Terrance Ferguson, che ha passato la stagione 2016-2017 in Australia.

A sfruttarla ancora meglio però è stato Thon Maker. Negli Stati Uniti infatti è possibile passare un quinto anno alle superiori (le high school durano 4 anni, canonicamente).  Si chiama Post-graduate Year (letteralmente, anno post-diploma). L’obiettivo di questo anno è rafforzare le conoscenze e prepararsi al meglio per la vita al college. Nel caso degli studenti-atleti, è usato soprattutto per mettere su muscoli. Maker ha quindi finito le superiori nell’anno 2014-2015, scegliendo di passare un ulteriore anno a scuola per migliorarsi. Col fatto che però ha finito le superiori, e l’aver compiuto 19 anni, ha quindi deciso di dichiararsi eleggibile al draft. Venendo draftato con la 7a dai Milwaukee Bucks.

Si conclude qui questa piccola guida alla comprensione del draft. Speriamo vi sia stata utile. Al peggio, potrete tirarvela al pranzo di Natale con i parenti.

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