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Finire al meglio

Se avete solo sentito nominare Shawn Kemp, avrete sicuramente visto almeno questa schiacciata. Quando si pensa “The Reign Man”, tre cose saltano subito alla mente: Seattle, schiacciate e Gary Payton. Non necessariamente in questo ordine. La carriera di Kemp sembra essere durata una eternità a Seattle, eleggendolo a leggenda degli ormai defunti SuperSonics. La realtà però è che la carriera di Kemp nella Emerald City è durata giusto 6 anni. E che anni sono stati: giusto il tempo di arrivare alle Finals, per poi inchinarsi di fronte a Michael Jordan. Ma dopo Seattle, che fine ha fatto l’Uomo del Regno?

Fallout

Nel ’94, arrivato a naturale termine il proprio contratto da rookie, Kemp allunga con la franchigia di Washington la propria permanenza nella città del grunge, firmando una bella estensione. Non bella abbastanza, visto che consisteva in un semplice ritocco del contratto da rookie. Oltretutto, dopo aver visto il compagno Jim McIlvine (un signor nessuno) firmare per 33 milioni in 7 anni, la cosa non gli va proprio giù. Arriva il ’97. Dopo aver provato a rinegoziare il contratto, addirittura non presentandosi al training camp per quasi un mese, Shawn riesce nel proprio intento. Forza la mano alla dirigenza dei Sonics per andare a… Cleveland?

All my friends are dead

Cleveland non è Seattle. E se pensate sia una bella città perché c’è LeBron James, siete sulla cattiva strada. A Kemp però questo non interessa. Cleveland ha un sacco di “amici morti” da offrirgli, e gli da la bellezza di 100 milioni spalmati su 7 anni. Cleveland, nonostante tutto, non è Seattle lo stesso. Mancano i Nirvana. Manca la Key Arena. Manca Gary Payton. Shawn però riesce a dire la sua lo stesso. Nella stagione 1997-1998 finisce con la bellezza di 18 punti e 9.3 rimbalzi di media, si guadagna la presenza all’All-Star Weekend, e porta i Cavs e un giovanissimo Ilgauskas ai playoff. La stagione però finisce poco dopo. Al primo turno i Pacers di Reggie Miller fanno fuori Cleveland e tutti a casa.

Il “trattamento da superstar”

La fine del regno

Dopo una stagione del genere, le cose possono solo migliorare, giusto? Non proprio. O meglio, non in tutti gli aspetti possibili. La stagione ’98-99 è particolare in quanto accade il lockout Nba. Il lockout è in parole povere lo sciopero dei giocatori. Nel 1998 infatti tra giocatori e proprietari si è riaperta la trattativa sul contratto comune, ovvero tutte quelle regole che appunto regolano la vita di un giocatore. Specialmente dal punto di vista economico. Le due parti non trovano un accordo, e così la stagione inizia molto tardi, il 5 novembre del 1999. Tutto ciò non fa bene a Shawn, che non è mai stato noto per un’etica del lavoro eccezionale. Il giocatore di punta dei Cavaliers si presenta così al training camp decisamente fuori forma. Quella macchina da schiacciata tutta nervi e muscoli di 104 kg per 2.08 m, ora pesa almeno una 20 di chili. E forse più.

Bene ma non benissimo

Se la forma è a mancare, non lo sono certo le prestazioni. The Reign Man infatti, nonostante i pronostici non fossero a favore, sforna la sua migliore stagione a livello statistico: 20.5 punti e 9.2 rimbalzi ad allacciata di scarpe. Tutto ciò è possibile per diversi motivi, a partire dalla mancanza di alternative in quel di Cleveland, e infatti i playoff non arrivano. Stesso discorso vale per il suo ultimo anno in Ohio (17.8 ppg, 8.8 rpg), e il resto è davvero noia.

Dopo la breve (ma ricca) esperienza a Cleveland, la leggenda di Shawn Kemp è ormai finita. Sovrappeso, e con uno stile di gioco non adatto “ad invecchiare bene”, l’uomo del regno vaga per l’Nba, e in 3 anni è tutto finito. Dopo 5 anni ci riprova, questa volta però con la Montegranaro, in Italia. Dice di essere in forma, e gioca 3 partite di preseason. La stagione però non inizia nemmeno. L’Uragano Katrina costringe a farlo tornare in patria, e il sogno è finito davvero.

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