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Prossimi all’estinzione

Ci risiamo. I Toronto Raptors escono dai playoff, senza nemmeno lasciare una buona impressione. Quest’anno è giustificabile, visto il 4-0 secco. Ma anche l’anno scorso, nonostante i Raptors siano durati 6 partite, la sensazione era la stessa. Questa estate sarà complicata. Masai Ujiri, la mente dietro questo mezzo miracolo, dovrà decidere bene cosa fare.

Mentalità

Masai Ujiri è riuscito a creare una pseudo-contender dal nulla. Dopo aver scambiato Rudy Gay e con un Lowry tra le mani (ma solo in attesa di spedirlo per New York), Toronto sembrava destinata all’ennesima stagione a vuoto. Poi qualcosa è cambiato. Lowry è passato dall’essere un comprimario ad All-Star. DeRozan uno scorer eccellente, per quanto anacronistico. Il risultato è stato una finale di conference che fino a qualche tempo fa sembra solo un miraggio. Ora però la situazione diventa difficile. Ujiri ha infatti detto che la squadra “ha bisogno di cambiare mentalità“. Il fatto è che questi Raptors sembrano i Clippers della Eastern Conference. Hanno “maxato”. Oltre al Problema-James, Toronto sembra aver giocato tutte le sue carte, e nel mazzo pare non essere rimasto più nulla.

Estate bollente

Ujiri, essendo riuscito a far crescere i fiori dei playoff nei freddi ghiacci del Canada, ha praticamente carta bianca. Sapendo questo, dovrà affrontare una estate di una gravità enorme per il futuro della franchigia. Patterson, Tucker, Ibaka e Lowry saranno infatti free agent una volta finita la stagione. Cosa fare? Ibaka sembra destinato ad un declino fisico che non sarà per niente divertente. Il congolese è diventato una sicurezza nel tiro e ha mostrato qualche mossa in post basso. Nonostante questo, quando ha la palla in mano l’attacco stagna, dato che la sua visione è pari a zero. Inoltre, il suo marchio di fabbrica, la difesa, sta venendo piano piano a mancare. Probabilmente consapevole di questo, Ibaka cercherà di monetizzare. Il  mercato è sempre in cerca di lunghi che sappiano tirare da 3 con costanza.

Sarà una toccata e fuga quella di Tucker e Ibaka in Canada?

Tucker e Patterson probabilmente non torneranno. Al massimo Tucker. Il problema verò è Lowry. In Canada, il prodotto di Villanova è diventato una stella fatta e finita. Offrigli il massimo salariale sembra la scelta più ovvia. Ma non è necessariamente così. Kyle è una pointguard dal lato sbagliato dei 30 che ha già subito diverse “riparazioni”. Problema dei “generali del parquet” è quello di non invecchiare nel migliore dei modi, spesso e volentieri. Lowry, come ogni top-FA ogni anno, dovrà scegliere se monetizzare, o cercare l’anello altrove. Lui stesso sembra propenso per la seconda scelta. E secondo i rumors vorrebbe provare a farlo ad Ovest. Perché per qualche altro anno, l’unico modo per fermare LeBron dall’accedere alle finali è sparandogli. Chi può dargli soldi e (possibile) gloria ad Ovest è San Antonio, con i dovuti aggiustamenti. Se invece decidesse di riempirsi le tasche, le opzioni sono davvero tantissime. Denver, Sacramento, Broolyn, Orlando hanno una montagna di cap da bruciare. E poi lì, in lontananza, le sirene di casa. Il ritorno a Philadelphia. A due passi dalla Cardinal Daugherty, dove ha fatto le superiori. A qualche minuto da Villanova, sua alma mater. E con abbastanza soldi in tasca da offrire Philly Cheese Steak per tutti.

Una brutta coppia. Proprio brutta.

Taglio profondo

Toronto e Ujiri ora dovranno scegliere molto accuratamente. Una opzione prevede riportare questo gruppo così com’è, e provare a ritentare la scalata dell’Est. I problemi però sono due: ha senso condannarsi al limbo del basket, senza una vera prospettiva di vittoria, oltretutto spendendo ben oltre il limite salariale?. L’altro problema invece gioca a Cleveland. Una ulteriore opzione è quella di fare un passo indietro, per provare ad arrivare più lontano in futuro. Significa ricostruire. Prendere Poetl, Wright e Powell, dargli le chiavi della squadra e perdere qualche partita. Significa provare a scambiare DeRozan. Ujiri in passato ha anche iniziato a ricostruire durante la stagione stessa. A Denver, dopo aver rinnovato Nene lo ha prontamente scambiato. Si potrebbe fare lo stesso con Lowry. Le vie del tanking inoltre si stanno davvero dispiegando: Minnesota sembra pronta ai playoff, anche Philadelphia potrebbe provarci se rimane viva. Brooklyn è un deserto senza pick per i prossimi anni. Diverse squadre in rampa di lancio come Dallas (fa strano dirlo), Pelicans e Suns sembrano destinate per un paio di anni a non essere abbastanza forti per i PO, ma nemmeno abbastanza scarse per la top-5 al draft.

“Benvenuto nel lato oscuro del tanking, Masai. Ti stavo aspettando”

Masai ha molto da fare. E se questo vorrà dire ricominciare da capo, ha la capacità per farlo. Il post-Bargnani non è stata la valle di lacrime che ci si aspettava. Forse è arrivata l’ora di soffrire un po’.

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