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NBA News

Recensione “Discorsi sul basket – filosofia ed arte del gioco”

Discorsi sul basket, filosofia ed arte del gioco (edito da Bradipolibri) è l’opera prima di Simone Rosi, ragazzo ventenne studente di Scienze della cultura all’Università di Modena e Reggio Emilia.

Alla base del libro vi è un progetto audace: realizzare una commistione tra basket e filosofia, analizzando aspetti del mondo cestistico attraverso concetti di autori filosofici di tutte le epoche.

E questo è il maggior pregio del libro: utilizzare la filosofia come veicolo per portare alla luce aspetti del gioco nascosti in piena vista: chiari ed evidenti una volta trovati, ma che possono essere raggiunti solo attraverso un’astrazione del lettore, un punto di vista un po’ più ampio rispetto al solito.

La prima parte, dopo l’introduzione formata da una prefazione di Valerio Bianchini ed una presentazione dello stesso Simone Rosi, è costituita da un’apologia del basket, un’esaltazione delle caratteristiche che rendono la pallacanestro lo sport meraviglioso qual è.

Nella seconda parte invece il basket incontra altri mondi, realizzando l’obiettivo prefissato all’inizio del libro. Ed è così che attraverso la teoria dell’anaciclosi di Polibio è possibile mostrare le varie “forme di governo” di una squadra di pallacanestro; il passaggio su Seneca, nel quale vi è una riflessione sulla tendenza dell’uomo a non vivere il presente perché proiettato solo e sempre nel futuro, trova riscontro con una delle tendenze più accentuate dell’NBA dei nostri giorni, il tanking.

La riflessione non si ferma però alla filosofia: si spazia dalla scienza all’antropologia per poi concludere i “discorsi” con un ultimo capitolo dedicato ad un parallelismo tra il teatro greco e il basket che illustra come entrambi gli “spettacoli” abbiano un ruolo che va al di là del puro intrattenimento, mostrando il loro impatto sociale, ora come allora.

Il pericolo che s’incontra è quello di non arrivare però agli ultimi capitoli. Uno dei primi, quello relativo all’elogio della meritocrazia del gioco, rischia di far desistere il lettore dal continuare. Troppe volte l’elogio alla meritocrazia del basket, che riguardi il tiro, il campo o il tempo, si fonda su una critica assolutamente gratuita al calcio. Lo spirito che anima un’opera del genere non può lasciarsi corrompere da soggettive antipatie e le ripetute frecciate possono facilmente indurre chi legge a ritenere che l’indagine filosofica sia solamente uno specchietto per le allodole e che lo scopo del libro sia in realtà quello di dare rivalsa al basket criticando oltremisura lo sport che in Italia ha il maggior seguito.

L’altra macchia riguarda la fluidità del testo, a causa di due elementi:  in primis l’utilizzo eccessivo e ripetuto di sinonimi nella spiegazione del singolo concetto che nuoce alla scorrevolezza delle argomentazioni, rendendo più complicato mantenere il filo del discorso; in secundis troppe volte l’inizio di un paragrafo o di un capitolo presenta riferimenti in prima persona, troppe spiegazioni di quello che si sta per fare e del perché lo si sta per fare che possono esser scambiati per giustificazioni, facendo così sembrare l’autore non così sicuro delle proprie scelte tematiche.

Discorsi sul basket è un esperimento che, nonostante i problemi espositivi, può dirsi riuscito e dal quale l’autore deve ripartire se il suo obiettivo è di entrare stabilmente nel mondo della letteratura, sportiva e non.

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