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Corri e spara

Il basket, da diversi anni a questa parte, si trova in un’epoca nuova. Il gioco è diventato di una rapidità tale da spezzare il collo, con il tiro da 3 come suo rappresentante migliore. Questa però non è semplicisticamente l’era del tiro da 3. E’ l’era del run-n-gun. Ma dove è nato questo sistema?

Corri e spara

Quando si sente parlare di run-n-gun si pensa ad un solo nome: Mike D’Antoni. Il Baffo ha creato a Phoenix la sua follia. Piano piano è entrata nel mondo Nba, fino a diventarne parte integrante tutt’oggi. Ma questo tipo di gioco non nasce dal nulla. Uno dei pionieri “della corsa” è stato Paul Westhead. Negli anni ’80 Westhead ha creato quel sistema definito poi in maniera lapalissiana The System. Un gioco che unisce ad una passione smodata per il tiro da 3 una difesa a tutto campo per distruggere gli avversari, sia a livello fisico che mentale.

Westhead durante il suo periodo ai Lakers

Westhead ha applicato la sua filosofia dovunque abbia allenato. Prima a LaSalle, poi ai Los Angeles Lakers – con i quali ha vinto il titolo nella stagione ’79-’80. Il suo capolavoro però è arrivato nel periodo tra l’85 e il ’90. Come allenatore della Loyola-Marymount University, Westehead ha dato libero sfogo al suo gioco, grazie a due giocatori a misura dei suoi sogni: il compianto Hank Gathers e Bo Kimble. Grazie a loro infatti LMU ha raggiunto i suoi migliori risultati sul campo da basket, e conserva tutt’ora il record per punti realizzati a partita con 122.4. Per rendere l’idea, la squadra con la media realizzativa più alta in NCAA nel 2016-2017 è stata The Citadel – piccola università del South Carolina, con appena 89.8 punti. Un abisso di differenza che fa capire quanto fosse radicalmente diverso il gioco di Westhead per l’epoca e forse anche per il presente.

Costruire la pistola

Anche Westhead comunque, ha dovuto prendere ispirazione da qualche parte per la sua idea. Fondamentale è stato il periodo in Puerto Rico. Agli albori della sua carriera, infatti, il giovane Paul ha allenato per qualche periodo nella piccola isola centroamericana. Ciò che lo ha colpito di più, come ricorda lui stesso, è il fatto che i giocatori tirassero spesso e volentieri da dietro l’arco. Tutto questo però senza curarsi di impostare un gioco o uno schema. Semplicemente prendere e tirare. A questa “irriverenza portoricana”, Westhead ha poi aggiunto i principi del contropiede, appresi da un altro allenatore, Sonny Allen. Allen infatti era riuscito a vincere il torneo NCAA di 2a divisione con questa metodologia, il cui l’obiettivo della difesa non è impedire di far fare canestro all’avversario, ma di rubargli il pallone o farglielo perdere, impedendogli di organizzare la difesa in contropiede.

Gli Old Dominion Monarchs di Allen, campioni della NCAA Division II nel ’75.

Testare la pistola

Prime cavie per questo esperimento sono i LaSalle Explorers, squadra di un piccolo ateneo a Philadelphia. Westhead mette in pratica per la prima volta il suo sistema. Non è ancora perfetto, comunque. Questo è ancora in fase embrionale, e sebbene l’attacco funzioni bene, la predicazione del concetto “zero defence” non porta i risultati insperati. Arrivano comunque due presenze al torneo NCAA. Giocatore di spicco di quel periodo sarà un lungo, di nome Joe “Jellybean” Bryant, il futuro padre di Kobe.

Joe Bryant visse la sua migliore stagione collegiale sotto Westhead: 21.8 punti e 11.4 rimbalzi a partita, a cui aggiunse l’accesso al torneo NCAA.

Finita l’esperienza al college, Paul arriva in Nba da assistente allenatore, per poi diventare capo allenatore e vincere con i Los Angeles Lakers il titolo nel ’79-’80, in quella mitica serie contro Philadelphia che ha visto Magic Johnson giocare da centro. Incrinatisi i rapporti con la dirigenza viene licenziato. Dopo una breve parentesi come allenatore dei Bulls, ritorna ai ranghi del college basket. Prende le redini della Loyola-Marymount University. LMU è una università nei sobborghi di Los Angeles senza grande tradizione sportiva. Qui Westhead può sperimentare senza alcun freno.

Sparare

I primi successi per Westhead a LMU arrivano fuori dal campo. Riesce infatti a convincere ben due giocatori a trasferirsi da Southern California alla piccola università nella zona di Westchester. I due giocatori sono Bo Kimble e Hank Gathers. Il primo è una guardia molto veloce, con il fiuto per mettere la palla nel canestro. L’altro invece è un’ala grande che sarà ricordata come uno dei migliori giocatori di sempre nel college basket. Entrambi diventeranno la faccia di LMU e del run-n-gun. Nel bene e nel male.

Gathers, a sinistra, insieme a Kimble

Westhead, nel frattempo, ha perfezionato il suo sistema. Ad una velocità spezzacollo in attacco, unisce una difesa asfissiante a tutto campo. Per preparare i suoi giocatori, l’head coach dei Lions li allena strenuamente durante l’off-season, specialmente per migliorarne la resistenza. Molta corsa e allenamenti sulla sabbia. La filosofia del gioco è semplice: come prima opzione si tira dall’arco, altrimenti si recupera il pallone e si prova a farlo di nuovo. Il tutto nei primi 17 secondi dell’azione, un tempo brevissimo se si considera che una azione al college, in quegli anni, poteva durare anche 45 secondi.  I risultati si vedono subito: Loyola diventa una powerhouse nel panorama collegiale, arrivando a qualificarsi al torneo NCAA per 3 anni di fila. In questo arco di tempo mantiene sempre fede al proprio principio – segnare più degli altri, e frantuma sempre la barriera dei 110 punti a partita. Nella stagione 1989-1990, arriva l’apice del System: 122.4 punti a partita, record di sempre. E tutto questo anche grazie a Bo Kimble, 35 punti di media, e Hank Gathers e i suoi 29 punti e 10.8 rimbalzi.

Uccidere

La stagione 1989-1990 è appunto la migliore dei Lions, ma anche la peggiore. I momenti cardine sono due: la partita contro la Louisiana State University guidata da un giovanissimo Shaquille O’Neal, e quella contro i Portland Pilots. Il primo match, svoltosi il 3 febbraio del ’90, vede Shaq contro Gathers scontrarsi a tutto campo. Nonostante Shaq-Diesel sia alto almeno una decina di centimetri in più di lui, Gathers conclude la partita con 48 punti e 13 rimbalzi. Il futuro centro dei Lakers invece risponde con una tripla doppia e la vittoria, dopo overtime, per 148-141. Con quella prestazione Gathers entra definitivamente nei radar Nba.

Tutto ciò però dura poco. Qualche tempo prima di LSU-LMU, Hank aveva scoperto di avere una aritmia cardiaca, dopo essere collassato in campo giocando contro UC Santa Barbara. Per non rischiare di perdere la vita, gli viene prescritto un medicinale. L’ala però crede le pillole influenzino troppo le sue prestazioni – in negativo. Decide così di ridurre gradualmente il dosaggio. E ciò lo porta a quello che tutti speravano di evitare: morire in campo.

Contro i Portland Pilots, dopo un alley-oop, Gathers si accascia al suolo. Accanto a lui c’è la pointguard di Portland, Erik Spoelstra, futuro allenatore dei Miami Heat. Prima che il suo cuore si fermi, Hank grida di “non voler rimanere a terra”. Poi il battito si spegne. Qualche ora dopo muore in ospedale. LMU, proprio per quel fatto, si aggiudica la partecipazione al torneo NCAA e sulle ali del ricordo dell’amico arriva alle Final Four. Perdono però contro gli eventuali campioni – i Runnin’ Rebels di UNLV, guidati da Larry Johnson. Sarà la migliore stagione di sempre per i Lions a livello statistico, ma il prezzo da pagare è stato fin troppo alto.

https://www.youtube.com/watch?v=Kia8j3TDyL4 (attenzione: immagini forti)

Queste sono le origini del run-n-gun. Prima di Golden State e prima dei Phoenix Suns. Uno scienziato folle, il cui genio ha dato vita ad una creatura imponente e meravigliosa, che però ha richiesto un sacrificio anche troppo grande per vedersi completamente realizzata.

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