NBA Magazine Italia ® | Il grande spettacolo dell'NBA

NBA News

Se non parli di soldi scusate non vi ho sentiti

Quando Adam Silver ha preso il posto di David Stern, era chiaro avrebbe seguito le orme del suo predecessore. Ciò che però sta distinguendo Silver dal vecchio David in maniera netta è l’aggressività con cui egli stia cercando di vendere al meglio e al massimo il prodotto Nba. L’ultima mossa è stata aggiungere gli sponsor alle divise, ma il commissioner si sta muovendo tanto, e bene, su diversi terreni.

Marco Polo

Nelle sue ultime dichiarazioni, Silver si è in qualche modo lamentato della mancanza di giocatori cinesi in America. Il ragionamento è corretto: se persino la Lettonia è stata capace di generare un giocatore Nba, come è possibile che non ci riesca un paese di oltre un miliardo di abitanti? Per comprendere questa sorta di sfogo però bisogna saper leggere tra le righe. La vera volontà di Silver è quella di prendersi una bella fetta del ricchissimo mercato cinese. Jordan Brand ha di recente aggiunto tra le sue fila un giocatore dalla Lega Cinese – Guo Ailun, giovane stella dei Liaoning Flying Leopards. Sembra ormai una naturale conseguenza che arrivi un giocatore cinese in America. Il problema grosso rimane sempre lo spettro di Yao Ming, che infesterà gli incubi di qualunque lungo con gli occhi a mandorla. Ma prima o poi si dovrà andare oltre.

“Parliamo di soldi. E togliti quello stupido cappellino, non sei l’unico pelato della stanza, tranquillo.”

Silver comunque non è rimasto con le mani in mano, e ha iniziato ad agire per vie traverse la sua conquista della Cina. Oltre alle ormai classiche partite di pre-season, ha fatto diventare ambasciatore qualcuno che in Nba ci ha giocato, ma che sotto la Grande Muraglia è un dio: Stephon Marbury. Il nativo di Brooklyn, dopo una ottima carriera Nba, è dovuto scappare in Cina per continuare a giocare da professionista. Qui ha vinto 3 campionati, un MVP, gli hanno dedicato un museo, un musical e ci hanno aggiunto anche una statua. Starbury, a detta sua, è stato bandito dall’Nba dopo i problemi generati “facendo casino con i loro soldi in Minnesota” quando ha richiesto una trade. A Silver non interessa. Marbury è un clamoroso ponte per portare il brand Nba in Cina. Meglio sfruttarlo che perdere soldi per strada a causa di vecchi rancori.

A passage to India

Altro terreno su cui Silver vuole portare il seme Nba è quello indiano. L’India si trova nella eccellente situazione di essere un subcontinente. La difficoltà sta nella totale mancanza di tradizione sportiva nel paese ad esclusione del cricket. Le porte del Taj Mahal stanno iniziando ad aprirsi sotto le mosse dell’abile commissioner. Innanzitutto, quando Vivek Ranadive, magnate indiano degli analytics, ha comprato i Kings e lascianto la squadra in una città che ha oggettivamente una delle fanbase più leali dell’Nba. Che l’organizzazione faccia schifo è un altro contro. Ma dopo aver costruito il fortino macina-soldi che è il Golden 1 Center Adam si può ritenere più che soddisfatto.

La carriera di Bhullar non è decisamente decollata. Adesso gioca a Taiwan.

Un altro passo in avanti è stato fatto con l’esordio in pompa magna, casualmente con la maglia dei Kings, di Sim Bhullar, enorme centro da New Mexico State di origini indiane. La sua carriera è durata appena 3 partite, ma sono bastate aprire uno spiraglio. Il passo in più è stato fatto con la chiamata al draft di Satnan Singh Bhamara, che a differenza di Bhullar è indiano di nascita e non solo di discendenza. Per avere risultati davvero tangibili in India c’è comunque ancora lavoro da fare. Non si costruisce un impero dall’oggi al domani.

Tornare a scuola

I pantaloni bianchi
Domenica mattina fresco per andare in chiesa

Silver ha anche toccato una corda che non si sentiva suonare da tempo: la possibilità di essere draftati direttamente usciti dalle superiori. Anche qui, la volontà potrebbe essere legata al conio. I maggiori prospetti collegiali sono giocatori ormai conosciuti molto presto, grazie a vie telematiche sempre più capillari – esempio è Zion Williamson. La loro presenza riempie palestre malconce e Youtube di video sulla loro vita. La possibilità di abbandonare la pratica del one-n-done non deve essere quindi vista come un atto di carità da parte di Silver. Questi ragazzini generano soldi, tanti soldi. Per comprendere la visione del commissioner bisogna fare un passo indietro.

Di recente, Gatorade è diventata il main sponsor della D-League, la lega di sviluppo dell’Nba. Il logo della bibita comparirà sulle divise, sui campi e sui palloni di ben 25 squadre a partire dalla stagione 2017/2018. Addirittura la Lega cambierà il proprio nome in G-League.

Ai posteri l’ardua sentenza

Lo sforzo compiuto dal colosso americano va in qualche modo ricompensato. In quale maniera? La D-League non ha un vero appeal. Nessuno viene a vedere gente che gioca un basket di livello discutibile. A meno che a giocare non ci sia qualcuno di famoso. Famoso in maniera virale. Ed ecco che entra in gioco l’idea di Silver. Un ragazzino appena uscito dalle superiore non ha i mezzi per sopravvivere immediatamente in Nba, dato che non tutti sono LeBron James. Ciò significa che probabilmente spenderà del tempo “al piano di sotto”, a raccogliere minuti ed esperienza. La matematica da qui in poi è semplice.

Nuovi posti e vecchie conoscenze

Ovviamente Silver ha spesso parlato della possibilità di espandere la Lega. I nomi che vengono fuori sono di solito gli stessi: Seattle, Las Vegas e Louisville. Seattle è disperata e vorrebbe il ritorno dei Sonics. A Las Vegas ci sono un sacco di soldi. Louisville ha una solida fanbase, dovuta alla presenza di college come Kentucky e Louisville.

A Las Vegas si gioca la Summer League da diversi anni. UNLV, l’università locale, ha un buon seguito essendo un college di Division I.

Silver, comunque, ad ora chiude a questa ipotesi. La Lega, a livello competitivo, affronta un momento difficile causato dal duopolio Cavs-Warriors. Aggiungere squadre significa diluire ancora di più la competitività. Ed ora è l’ultima cosa che serve.

Clicca per commentare

Qual è il tuo parere?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

To Top